Quando applichiamo il MaxLOS?

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Quando applichiamo il MaxLOS?

Quando si parla di MaxLOS intendiamo la durata massima di un soggiorno che si intende accettare (acronimo di Maximum Lenght of Stay). Oramai sia che si parli di strutture alberghiere sia di extralberghiero, è importante tener conto di tutti i dettagli e di potenziali richieste come questa.

Quante richieste vi è capitato di ricevere in tal senso?

Magari può succedere più spesso per strutture extralberghiere non necessariamente ubicate in città ma anche in provincia per esempio, la richiesta può essere svariata ma in genere vedo che può essere per motivi di lavoro, di salute e qualche volta per vacanze prolungate.

Come per il Minimum stay (MinLOS), anche in questo caso bisognerebbe fare un’analisi attenta dei propri ricavi attraverso lo storico realizzato nel corso degli anni. Per strutture alberghiere, si dà per scontato che vengano utilizzati dei programmi scelti ad hoc in base al proprio budget ed utili per capire meglio come orientarsi.

Ma anche per strutture extralberghiere ci si può orientare, sia con l’utilizzo di programmi (settabili a partire da 5 camere) sia con il metodo più classico del modello excel.

Quando applichiamo il MaxLOS? E soprattutto quando può valerne la pena?

La risposta più logica può essere sempre la stessa? Ci interessa veramente accettare prenotazioni di lunga durata in periodi di alta domanda quando potenzialmente possiamo aumentare le nostre chance di ricavi? Potremmo valutare una tariffa più alta per i periodi di alta stagione, così da calcolare meglio il rischio?

E se per caso capitasse che il cliente accettato dovesse cambiare idea e lasciarci un bello scoperto all’ultimo minuto, creando così quella fastidiosa variabile distorsiva così poco gradita?

Ad ognuno il suo, mi sento di rispondere in questa occasione… nel senso che ogni struttura – incluso le extralberghiere – ha le sue esigenze. Pensiamo per esempio ai Residence, Aparthotel, Casali o Case Vacanze con piscina: sono tutte strutture che tendono a ricevere e lavorare con soggiorni di lunga durata nei periodi estivi di maggiore richiesta (o anche periodi invernali legati soprattutto al turismo da sci/ di montagna) dove si tende ovviamente ad aumentare – se la domanda ce lo permette – il nostro tariffario ed in questo caso al contrario andremo a rifiutare le prenotazioni di breve durata perchè poco proficue.

Ma in altre situazioni, come strutture in città, ci sono mesi dell’anno che sono ben catalogabili come non di alta stagione (alta domanda) ma al contrario di media domanda. Un caldo boia, che ci porta a restare per qualche giorno ma sicuramente non per settimane o anche più.

Con questo concludo dicendo che per le strutture extralberghiere si aggiunge il disturbo di dover registrare il contratto oltre i 28 giorni…

Il contratto di locazione ad uso turistico è un accordo tra le parti di tipo transitorio, dove la durata del soggiorno ed il canone sono liberamente determinati da una parte ed accettato dalla controparte.

La registrazione del contratto di locazione turistica non è obbligatoria, a meno che non si tratti di soggiorni della durata superiore ai 30 giorni. Viceversa si dovrà procedere ad una regolare registrazione presso l’agenzia delle Entrate, muniti del modello RLI debitamente compilato.

(Fonte: fiscomania)

E voi cosa scegliete?

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