Booking.com e la rate parity: come finirà?

Booking.com e la rate parity… La prima domanda che mi viene da porre è proprio…che ne pensate?

Tutti coloro che lavorano nel settore turistico-alberghiero sapranno ormai come è andata a finire la famosa quanto ben poco amata faccenda Rate Parity, ovvero quella clausola contrattuale imposta in particolare da alcune OTA (online travel agencies) per cautelarsi in qualche modo ed apparentemente offrire trasparenza tariffaria al cliente finale.

In sostanza, il cliente dovrebbe trovare la stessa tariffa per lo stesso periodo reclamato relativo ad una struttura prescelta su tutti i canali online (basta andare su un metasearch come Trivago ed il gioco è fatto)…invero avrete in tanti notato quanto spesso grazie al trucchetto di commissioni più o meno alte e tariffe settate in base alla tipologia, la prima tariffa che si trova online è sempre la migliore e più bassa…cd “miglior prezzo garantito“.

Bon, come muoversi? Ecco come la penso : Se da un lato questo “price fixing” (imposizione tariffaria su tutti i canali di distribuzione) non è considerata una richiesta legittima nè legale, dall’altro però c’è sempre la libera facoltà dell’hotelier di accettare o meno…comunque, se da un lato vi è da rispettare una clausola semi-vessatoria, dall’altro però la nostra struttura ha così una visibilità nettamente superiore rispetto solo a qualsiasi campagna marketing si possa fare.

Grazie alla visibilità, specie se il potenziale cliente è Italiano si hanno alte possibilità di essere contattati direttamente per telefono o email nella speranza di spuntare il prezzo migliore possibile (e questo è per noi la nostra migliore carta da giocare…). A parità di tariffa possiamo magari proporre un upgrade (offrendo qualcosa in più) o ad un prezzo magari di poco più alta offrire una tipologia superiore rispetto alla prescelta inizialmente, lasciando magari al cliente non più potenziale la sensazione di essere un vero dritto per aver ottenuto un buon trattamento a condizioni ottimali e pagando direttamente!!!

Ma se tutto ciò non dovesse sembrare sufficiente, grazie all’istruttoria avviata dall’ Autorità Antitrust il 7 Maggio scorso nei confronti di Expedia e Booking, queste ultime si impegnano a modificare la clausola Mfn (Most favoured nation) così che la parità tariffaria risulti applicabile solo sulle tariffe pubblicate sui propri canali di vendita e non più sui prezzi proposti anche sulle altre OTA.

In questo modo si sarà sicuramente più liberi di offrire prezzi diversificati per canale, magari mantenendo “the best guaranteed price” sul proprio sito aziendale che dovrebbe comunque e sempre rappresentare la nostra migliore vetrina…

Alla prossima!

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